Notar Domenico
6 gennaio 2011

In “NOTIZIE STORICHE SULLA CITTA’ DI GRAVINA” di Domenico Nardone (IV ed., pag. 182) si legge di una mancata promessa da parte di Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, circa il matrimonio di sua figlia Lucrezia Borgia con Francesco II Orsini, duca di Gravina.

Papa Alessandro VI condusse una vita privata tanto dissoluta da meritarsi, a buon diritto, le accuse di eretico, simoniaco e infedele da parte di fra Gerolamo Savonarola. Portò avanti una politica spudoratamente nepotistica a favore di suo figlio Cesare, più noto come il Valentino, personaggio che la storia ci presenta senza scrupoli e profondamente disumano. Costui, quanto più cresceva in potenza, tanto più bramava conquiste in Italia a danno di chi osasse opporsi al suo potere senza limiti. Mirando alla conquista del regno di Napoli, spinse il padre Alessandro VI a dare in sposa la spregiudicata e corrotta sorella ad Alfonso d’Aragona, duca di Bisceglie e figlio naturale di Alfonso II.

Cesare, intanto, riappacificatosi con i reali di Francia, riprese le sue mire espansionistiche con tale fermezza e sicurezza da spingere i signori italiani, che gli erano diventati ostili per la sua famigerata politica, a riavvicinarsi a lui per evitare rappresaglie e vendette.
Così Paolo Orsini di Roma, Francesco II Orsini di Gravina, Vitellozzo Vitelli, signore di Città di Castello, Oliverotto da Fermo e Lodovico da Todi tornarono al suo servizio aiutandolo nella conquista di Urbino e Camerino. Per ordine di Cesare costrinsero alla resa Sinigaglia, città di Francesco Maria della Rovere prefetto di Roma. Per questi loro servigi attesero una ricompensa dal Valentino che ottennero sì, ma in modo assai diverso dalle loro aspettative.

Infatti, venuto in Sinigaglia, Cesare invitò a parlamento i signori suddetti, ma fece mettere loro “le mani addosso”. Il giorno dopo fece strangolare Vitellozzo e Oliverotto e assalì con il suo esercito le truppe al servizio dei due malcapitati. L’esecuzione dei due Orsini fu rinviata grazie alla pace fatta dal papa Alessandro con tutti gli Orsini. Ciò, però, non accontentò Cesare che, con inganno pari alla sua fama, invitò a palazzo il cardinale Giambattista Orsini facendolo rinchiudere nella torre Borgia. Nello stesso tempo fece prendere Rinaldo Orsini, arcivescovo di Firenze, il protonotario Orsini e altri di quel nobile e antico casato, impossessandosi delle loro fortezze e delle loro terre.

Il cardinale morì pochi mesi dopo, secondo una voce comune avvelenato, anche se il papa, nell’allontanare qualsiasi sospetto dalla crudele azione del figlio, lo fece condurre alla sepoltura scoperto per farlo credere morto di malattia.
Da quel momento non poteva più esserci scampo per Paolo e Francesco Orsini. Forte della complicità del padre in tanti efferati delitti, Cesare, trovandosi a Castel della Pieve presso Perugia, condannò i due malcapitati all’impiccagione. Correva voce che Francesco fosse morto prima. Era l’anno 1503.
Questa dolorosa pagina storica è stata scritta nel lontano XVI secolo da Francesco Guicciardini in “STORIA D’ITALIA”.

 

(Testi a cura del Prof. Giovanni Pacella – Associazione Benedetto XIII)

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