Parco Nazionale dell’Alta Murgia

Bosco Difesa Grande
6 gennaio 2011

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia è stato istituito nel 2004, ed è una area naturale protetta situata in Puglia, nelle province di Bari e di Barletta-Andria-Trani, ed è posto a tutela di quello che viene considerato l’ultimo esempio di steppa Mediterranea presente in Italia.
Il Parco ha un’estensione di 67.739 ettari, così ripartiti per ciascun comune: Altamura 12.660 ettari; Andria 12.000; Ruvo di Puglia 9.949,5; Gravina in Puglia 7.587; Minervino Murge 7.481; Corato 5.411; Spinazzola 3.944; Cassano delle Murge 3.206; Bitonto 1.959; Toritto 1.923; Santeramo in Colle 864; Grumo Appula 627; Poggiorsini 127,5.
I pascoli hanno un aspetto piuttosto brullo ma ospitano numerose specie vegetali di grande importanza: muschi e licheni, varie graminacee e ferule. Il sottobosco è ricco di orchidee selvatiche, di cui alcune autoctone e di cespugli di rose canine. Tutto l’altopiano è ricco di funghi, tuberi e bulbacee, anche di genere commestibile, come i lampascioni, gli asparagi selvatici e i cardoncelli.
La scarsa presenza di insediamenti umani dovuta all’asprezza dell’altopiano ha favorito la presenza di numerose specie animali autoctone o provenienti dalle zone limitrofe.
Il parco della Murgia è attraversato da 6 tratturi, di cui il numero 21 che costeggia la via Appia, lungo più di 140 chilometri. La presenza dell’uomo è testimoniata anche da costruzioni in pietra a secco che servivano nei mesi invernali e durante la transumanza per ricoverare gli animali. Molte anche le masserie, centri vitali dell’economia agricola locale dei secoli scorsi, presenti nel parco e risalenti al XV secolo. Alcune di queste, fortificate come veri e propri castelli, servivano a proteggere gli abitanti locali dalle incursioni dei briganti e degli invasori.

La sede amministrativa del Parco è a Gravina in Puglia (Bari), in Via Firenze n. 10.
Tel.: +39 080 3262268 – +39 080 3262268
Fax : +39 0803261767
Url: www.parcoaltamurgia.it
e.mail: info@parcoaltamurgia.it
Indirizzi di posta elettronica certificata con cui contattare l’ente:
affarigenerali@pec.parcoaltamurgia.it
serviziotecnico@pec.parcoaltamurgia.it

La Flora:
In questo territorio sono state censite circa 1500 specie vegetali, ossia il 25 per cento delle specie presenti su tutto il territorio nazionale. Di particolare rilevanza e varietà sono i micropaesaggi dei licheni, dei muschi, delle steppe a graminacee o lande in cui crescono alcune specie di stipa (Stipa tortilis e austroitalica) chiamate comunemente ‘lino delle fate’. Nei pascoli, in cui si sviluppano le specie endemiche più rappresentative, tra cui le orchidee selvatiche (es. Ophrys mateolana), alcune porzioni sono cespugliate, altre arborate con prevalenza del ‘perazzo’ (Pyrus amygdaliformis). Lo strato erboso è costituito principalmente da graminacee e si caratterizza per la presenza di ferule e asfodeli. Tra i funghi va annoverata una specie pregiata: il cardoncello (Pleurotus eryngii). Nei boschi le specie prevalenti sono la roverella (Quercus pubescens), il fragno (Quercus trojana), la quercia spinosa (Quercus coccifera), il leccio (Quercus ilex), il cerro (Quercus cerris) e il farnetto (Quercus frainetto). Nel sottobosco cespuglioso, tra le piante si annoverano il Gigaro pugliese (Arum apulum) e la Peonia corallina (Peonia mascula).

La Fauna:
La fauna che colonizza questi ambienti si è adattata a queste condizioni della copertura vegetale, anche se la caccia e le modificazioni ambientali hanno portato ad una estinzione di molte specie presenti sino all’inizio del secolo come il lupo, il capovaccaio, il gatto selvatico, la gallina prataiola, per citarne alcune delle più note. L’avifauna è caratterizzata da circa 75 specie rappresentando il 43% delle 178 specie nidificanti a livello regionale. Tra le specie presenti si concentrano quelle legate ad ambienti aperti, colture cerealicole, pascoli, incolti. Molti uccelli infatti nidificano direttamente al suolo come la calandra, la calandrella, l’allodola, la cappellaccia e la tottavilla.
L’altro gruppo di particolare interesse è quello dei rapaci; oltre alla poiana, lo sparviero e il lanario, l’Alta Murgia ospita la popolazione più importante e numerosa d’Europa del Falco naumanni, ovvero comunemente noto come grillaio, specie minacciata a livello globale e che l’U.E. individua come “specie prioritaria di conservazione”. Questo falco si nutre per lo più di invertebrati che caccia con la tecnica inconfondibile dello “spirito santo” negli ambienti steppici del territorio. Gli anfibi per loro natura sono presenti in prossimità di laghetti carsici, cisterne o pozzi e se ne contano circa 7 specie tra cui il Tritone italico (Triturus italicus), il Rospo smeraldino (Bufo viridis), la Raganella (Hyla intermedia) e l’Ululone appenninico (Bombina pachypus). L’ambiente arido e pietroso che caratterizza l’Alta Murgia, è habitat ideale per molte specie di rettili che sono presenti con ben 13 specie sulle 19 presenti a livello regionale. Tra queste suscitano maggiore interesse, in quanto con una distribuzione italiana quasi del tutto limitata alla Murgia, il geco di Kotschy (Cyrtopodion kotschyi) e il colubro leopardino (Elaphe situla). Di rilievo anche le popolazioni di testuggine comune e degli altri ofidi. Quella dei mammiferi, presenti con circa 25 specie, è forse la classe meno conosciuta, soprattutto per quanto riguarda chirotteri e micromammiferi, prede dei rapaci, tra cui il mustiolo, l’arvicola di Savi, il topo selvatico. Tra i predatori vanno annoverate la volpe, la donnola, la faina. Nelle poche aree di bosco sono presenti il tasso e l’istrice.

L’Ambiente rurale:
Il territorio del Parco è sicuramente interessante anche dal punto di vista architettonico, con strutture diverse per scopo e costruzione, ma tutte ugualmente suggestive; tra gli edifici legati all’attività agricola ed alla pastorizia, si possono facilmente distinguere le “Poste”: costruzioni recintate con muretti a secco, utilizzate soprattutto dai pastori per proteggere gli armenti dalle intemperie; gli “Jazzi”, invece, sono strutture adibite all’allevamento degli ovini, situate in zone scoscese e maggiormente protette verso sud.
Un’attenzione particolare va riservata alle Masserie le cui origini risalgono al XV secolo, quando la Regia Dogana della Mena delle Pecore impose una rigida organizzazione dell’agricoltura, rendendo necessaria la costruzione di strutture idonee allo sfruttamento pastorale del territorio; le masserie, dunque, furono oggetto di controlli e pianificazioni, sia nel numero sia nell’estensione, fino al ‘600, quando divennero il centro organizzativo dei latifondi. Alcune masserie sono ancora oggi funzionanti, continuano ad allevare ed a produrre in modo genuino o hanno allargato i propri confini al turismo, attrezzandosi per ospitare i visitatori che raggiungono la Murgia. Per favorire gli spostamenti in questi territori, sono state realizzate in epoca recente numerose e scorrevoli strade asfaltate, ma rimangono percorribili anche gli antichi “tratturi”; si tratta di lunghissime vie erbose e sterrate che le greggi transumanti percorrevano per raggiungere i pascoli. Il tratturo più lungo è il numero 21, che collega Melfi a Castellaneta, snodandosi lungo l’antica Via Appia, per una lunghezza complessiva di ben 142 chilometri. L’Alta Murgia custodisce altre opere architettoniche, tra le quali delle deliziose chiesette rupestri ed alcuni castelli medievali; tra questi ricordiamo il Castello del Garagnone, il Castello di Gravina ed il celebre Castel del Monte, splendida fortezza di Federico II di Svevia, che domina gran parte del territorio.

L’Archeologia e la paleontologia:
La zona è ricca altresì di reperti archeologici d’importanza mondiale, come testimoniano i ritrovamenti dello scheletro fossile dell’” Uomo di Altamura ”, uno scheletro di ominide, completo e ben conservato, vissuto 150 mila anni fa rinvenuto nella Grotta di Lamalunga, nei pressi di Altamura. Una scoperta unica al mondo per la perfetta conservazione dello scheletro. I resti fossilizzati di quello che è stato ribattezzato “Uomo di Altamura”, appartengono ad una forma arcaica di homo vissuto in un periodo intermedio tra la vita dell’Homo erectus e la vita di quello che per primo inaugurò il rito di inumazione volontaria, l’Homo di Neanderthal. Resta irrisolto il mistero della presenza di questo scheletro nella grotta. S’ignora infatti in quale modo e per quale ragione questo uomo di circa 30 anni di età alto 1 metro e 60 sia giunto nella cavità. Ma la scoperta di Lamalunga è di grande importanza anche per i reperti faunistici ritrovati risalenti ad un periodo ancora più antico, tra i 400.000 3e i 500.000 anni fa. La Grotta di Lamalunga – inserita in un contesto ricco di doline, canali e cavità – si presenta come una galleria lunga circa 60 metri, che si sviluppa a poca profondità dalla superficie, a cui si accede da un inghiottitoio profondo circa 8 metri. Poiché la Grotta è inaccessibile direttamente al pubblico, fasci di fibre ottiche e postazioni dotate di sensori e telecamere sono stati predisposti nella cavità carsica e collegati a postazioni in superficie, alloggiate nella vicina masseria settecentesca di Lamalunga, in modo da poter effettuare una visita virtuale della grotta. Un’altra eccezionale scoperta è stata fatta nel territorio di Altamura nel 1999. In una cava situata in località Pontrelli, un’area di circa 15000 metri quadrati, sono state rinvenute Orme di Dinosauri, appartenenti ad almeno 5 diverse specie, sia erbivori che carnivori, fossilizzate nel calcare e tutte in un discreto stato di conservazione. La peculiarità del sito consiste nell’elevato numero di impronte: una stima effettuata valuta la presenza di circa 30.000 impronte e l’incredibile concentrazione di tracce ne fa il giacimento più ricco del mondo (fonte: Parco Nazionale dell’Alta Murgia).

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