Piaggio e Fondovico
6 gennaio 2011
Papa Benedetto XIII
6 gennaio 2011

– CATTEDRALE –
Edificata nella seconda metà dell’ XI secolo per volere del conte Umfrido d’Altavilla, signore della città, a cavallo dei due quartieri più antichi “Piaggio” e “Fondovico”, fu ampliata nel quattrocento secondo linee romanico – rinascimentali. Di questa prima chiesa restano due archi con capitelli bizantineggianti e alcuni affreschi parietali trecenteschi. Sulla facciata principale, rivolta ad ovest, domina un rosone di eccezionale bellezza e originalità. L’interno, a pianta basilicale, presenta tre navate scandite da colonne su cui poggiano capitelli di raffinata manifattura tutti diversi tra loro. I paliotti di diversi altari sono tarsie in marmi policromi con motivi madreperlacei di fine seicento; il soffitto è di evidente stile barocco in legno dorato su cui dominano cinque tele. Di notevole interesse sono sulla navata di destra: un crocifisso ligneo di ispirazione rinascimentale, una pala in pietra di Bitonto del 1468 opera di uno scultore locale, Guido da Guida, un San Michele in monoblocco di mazzaro, pietra locale, datato 1538 e attribuito a Stefano da Putignano, il fonte battesimale dove ricevette nel 1650 il battesimo Pier Francesco Orsini, futuro Papa Benedetto XIII.
Lungo la navata di sinistra si ricordano: l’affresco bizantineggiante quattrocentesco della Madonna del Piede, il cappellone eretto dalle fondamenta da Monsignor Arcasio Ricci nel 1632 in cui si conserva un organo secentesco; il rilievo di tardo cinquecento della Madonna di Costantinopoli.
Nel presbiterio si erge un coro in noce di fine cinquecento, ricostruito dal vescovo Antonio Maria Manzolio (1581-1593), al di sopra del quale si staglia un organo in legno dorato dotato di 2135 canne.
Alla chiesa è annessa una sacrestia con straordinario soffitto rifatto dal vescovo Manzolio, un armadio in noce sulla parete sud creato da Arcangelo e Gennaro Ricciardelli nel 1561, due armadi del 1714 fatti costruire dall’allora arcivescovo di Benevento,Fra Vincenzo Maria Orsini (futuro papa Benedetto XIII) in cui si conservano paramenti sacri databili dal secolo XVI. La torre campanaria è stata ricostruita sulla torre dell’antico castello normanno.

CHIESA DI SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO
Più nota come chiesa del Purgatorio, fu fatta erigere tra il 1649 e il 1654 come cappelle funeraria da duca Ferdinando III Orsini d’Aragona e dalla moglie Donna Giovanna della Tolfa, genitori del papa Benedetto XIII. Dopo la morte del duca, la duchessa la fece ampliare aggiungendo il presbiterio sormontato da una splendida cupola nella struttura perfettamente uguale alla cupola di San Pietro in Roma.
L’altare maggiore con paliotto in tarsie di marmi policromi fu consacrato nel 1675 da fra Vincenzo Maria Orsini arcivescovo di Siponto e futuro papa. Sulla parete in una cornice settecentesca arricchita da cinque piccole tele attribuite al pittore pugliese Miglionico, domina la meravigliosa tela “Santa Maria del Suffragio” del pittore Francesco Guarino invitato da Solofra dal duca Ferdinando III per affrescare le stanze del palazzo ducale. La tela, stimata l’opera più grande del pittore, presenta una assoluta e, forse, unica novità: l’angelo, che porta fuori dal purgatorio le anime purificate dal peccato sotto lo sguardo vigile e dolce della Madonna, si presenta con le ali tutte spiegate dorsalmente. Sullo sfondo si può riconoscere il paesaggio murgiano del castello del Garagnone.
Nella terza cappella di sinistra su un raffinato ed elegante altare, in cui trionfa una bicromia in bianco e nero, si ammira una “Annunciazione” attribuita al maestro Guarino. Di fronte è collocato un monumento funebre marmoreo (1660) in cui la duchessa Giovanna depose le spoglie mortali del duca morto nel 1657 a Napoli.
Sulla porta di accesso un organo in legno dorato del 1790 dà alla chiesa un altro tocco di magia.
Notevole è il portale esterno: sui due lati formati da tre sezioni di tre colonne, collocate su tre orsi, poggia un timpano spezzato su cui due scheletri in pietra ricordano la caducità e la fragilità della vita umana. Singolari sono le iscrizioni incise esternamente sotto due piccole nicchie vuote che così suonano: “Quod tu es ego fui” (quel che tu sei io sono stato) e “quod ego sum tu eris” (Quel che io sono tu sarai).

CRIPTA DI SANTA CROCE
A tre navate seminterrata si estende per quasi tutta la lunghezza della sovrastante cattedrale, di cui fa da fondamento. Le sepolture ospitano spoglie di vescovi e notabili della città. Alla cripta si accede oggi dalla scala collocata sotto il sagrato della cattedrale, creata, forse, nel seicento per essere adibita ufficialmente a chiesa.

SANTA SOFIA
Una tradizione parla di una antica chiesetta, forse dedicata a Santa Sofia, riedificata nelle attuali forme alla fine del quindicesimo secolo nel quartiere detto dei greci e nei pressi della chiesa di San Francesco. A una sola navata conserva un soffitto in legno dorato a rosette, che ricordano la rosa canina dello stemma orsiniano, circondato da un matroneo altrettanto pregevole e raffinato anch’esso in legno dorato. Al centro del soffitto domina una Natività attribuita a scuola romana del XVI secolo. Di straordinaria bellezza è il mausoleo funebre che raccoglie le spoglie mortali di Angela Castriota Scanderberg, discendente dell’eroe albanese Giorgio Scandenberg e sposa del duca Ferdinando II Orsini. Morta giovanissima, il duca la onorò con un monumento datato 1518 da alcuni attribuito a Giovanni da Nola per la grande affinità con due monumenti simili dallo scultore creati a Napoli.
Considerato una “gemma” della architettura meridionale, il monumento alto metri 6,60 e largo metri 3,20, ai due lati della base porta nella metà di ciascuno scudo un’aquila bicipite, stemma dell’Albania. Nella lunetta superiore presenta una delicatissima e splendida Madonna con Bambino, che, per affinità alle formelle dei Della Robbia, hanno indotto alcuni studiosi ad attribuirlo a scuola toscana. Altri ancora lo attribuiscono a scuola romana. Nella parte centrale si sporge un sarcofago con raffinati ricami su cui si adagiano due puttini alati in atto di riposare. Tra il sarcofago e la base è incisa l’iscrizione: “Ad Angela Castriota tra le donne insigne per religiosità, pudicizia, saggezza, carità, mitezza, fecondità (aveva generato cinque figli) strappata da morte prematura, Ferdinando Orsini duca di Gravina, in perenne ricordo di lei, sopravissuto alla moglie molto dolce e benemerita. Anno MDXVIII”.
Alla chiesa di Santa Sofia è annesso un monastero costruito da “Mestro Desiderio” nel 1540 e che ha ospitato clarisse fino al XIX secolo, quando è stato soppresso l’ordine. Il complesso, che comprende un mirabile chiostro con pilastri che reggono uno splendido loggiato con capitelli di ordine corinzio, ha una vasta estensione in quando comprende diversi claustri e giardini.

SAN FRANCESCO
La chiesa si eleva maestosa nella omonima piazzetta, seconda per dimensioni solo alla cattedrale di cui ripropone le linee della struttura rinascimentale. La sua costruzione è collocabile a cavallo tra quattrocento e cinquecento sul luogo di una precedente chiesa costruita verso la metà del 1300 nei pressi del monastero benedettino di Santa Maria La Nova. Nel 1447 fra Madio da Otranto, provinciale dei frati minori conventuali, consentì la costruzione di un oratorio dedicato a Sant’Antonio, di cui si conservano tre ambienti adiacenti al convento dei francescani. La distruzione di questa spinse a costruire un’altra, l’attuale, dedicata a San Francesco. Alla chiesa si accede da un ingresso a porta sormontata da un arco che la incornicia quasi staccandola dal mondo circostante. Sul portale centrale della facciata spicca un rosone con sedici colonnette e due oculi in corrispondenza delle porte delle porte di accesso alle navate laterali. Sul lato sinistro si innalza per circa quaranta metri un imponente campanile datato 1776.
L ’interno, a pianta basilicale, è coperto da un soffitto a capriate nella navata centrale divisa da quelle laterali da colonne con capitelli di ordine corinzio sormontate da archi a tutto sesto al di sopra dei quali si aprono agili bifore. Sulla parete frontale del presbiterio, sovrastato da una cupola ottagonale finemente lavorata, si staglia un monumentale organo in legno dorato della seconda metà del settecento. La navata di destra presenta l’affresco di una Madonna con Bambino austera e nel contempo dolce. Da segnalare sulla navata di sinistra una Madonna policroma di tardo seicento e la tavola cinquecentesca di Sebastiano Pisano raffigurante una splendida Adorazione dei Magi, capolavoro della pittura gravinese. Di notevole pregio i paliotti di alcuni altari marmorei policromi arricchiti con motivi madreperlacei.

Madonna delle Grazie
Situata al di fuori della cinta muraria la chiesa della Madonna delle Grazie nei pressi della stazione delle ferrovie Apulo – lucane, fu edificata nel 1602 per volontà del vescovo Vincenzo Giustinani nato a Chio, isola greca delle Sporadi nel mare Egeo, da nobile famiglia genovese. Costruita a proprie spese”ad instar cathedralis” con annesso fabbricato destinato ad ospitare vescovi e seminaristi nei mesi estivi. Successivamente divenne santuario mariano a cui si accedeva da una via lungo la quale erano disposte piccole cappelle della Via Crucis, distrutte agli inizi del secolo scorso.
A tre navate divise tra loro da pilastri quadrangolari, l’interno presenta piedistalli, capitelli, architravi, fregio e cornicione secondo la struttura dell’ordine toscano, corinzio e dorico. Dodici medaglioni ovali in pietra locale raffiguranti gli apostoli ornano le pareti nella parte superiore. Le navate laterali furono chiuse successivamente, forse, per motivi di staticità. Si può pensare che le stesse siano state chiuse nel 1710 come si deduce dalla data riportata nell’oculo ovale che sovrasta la navata di destra. La singolarità della facciata rende la chiesa unica e non ha uguali nella storia dell’architettura. Infatti riproduce lo stemma di famiglia del vescovo al di sopra del bugnato della parte inferiore: tre torri sormontate da un timpano anomalo su cui campeggia un’aquila ad ali spiegate con una corona regale sulla testa tempestata di pezzi di vetri policromi. Nell’occhio dell’aquila un pezzo di cristallo si offre magicamente allo sguardo del visitatore grazie al riverbero dei raggi solari. Nel 1652 mons. Cennini abbassò la volta del presbiterio con un arco a tutto sesto chiudendo quattro cappelle laterali e quattro medaglioni di apostoli per ricavarne stanze. Gli interventi effettuati in seguito al terremoto del 1980 hanno riportato l’interno al suo antico splendore. Il campanile risale al XIX secolo.

CHIESA DI SAN SEBASTIANO
Costruita agli inizi del XV secolo (probabilmente su una area utilizzata precedentemente) come si evidenzia nell’interno dalle colonne a pianta ottagonale, che dividono le tre navate. Il muro al di sopra delle arcate presenta rifacimenti e sovrapposizioni di stile settecentesco. Degni di nota sono: un Crocifisso ligneo (XIV-XV secolo), la cappella degli Orsini con altare ligneo intarsiato baroccheggiante, un presepe permanente in pietra.
Alla chiesa è annesso lo splendido chiostro di un convento benedettino prima, francescano dopo, del XV secolo. Movimentato da archi poggianti su pilastri con capitelli dai vaghi motivi floreali e da colonne laterali, sostiene il portico superiore del convento su cui si affacciano le celle del convento. Al centro su una pavimentazione a spina di pesce, domina il pozzo originale. Il pregio del chiostro è nella luminosità realizzata in una sintesi di linee e colori e armonizzata nel chiaroscuro delle pareti laterali su cui risplendono affreschi secenteschi.

(testi a cura del Prof. Giovanni Pacella – Associazione Benedetto XIII)

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