Musei
6 gennaio 2011
Piaggio e Fondovico
6 gennaio 2011
  • BIBLIOTECA FONDAZIONE ETTORE POMARICI SANTOMASI

    La Biblioteca della Fondazione “Ettore Pomarici Santomasi”. Aperta al pubblico nel 1932, conta circa 50.000 volumi, con un cospicuo fondo antico raro e di pregio. Di rilevante interesse si segnalano: 2 incunabuli, 229 cinquecentine, 400 seicentine, 2290 settecentine, “L’Encyclopedie des Sciences des Arts et des Métiers” di Diderot – D’Alembert (1770), n. 41 volumi dello Scienziato Arcangelo Scacchi.
    Parte integrante della Biblioteca è un importante Archivio Storico: tra i pezzi più pregevoli si annoverano: lo “Statuto Municipale o Capitolazioni di Gravina” del 1560; “l’Apprezzo sulla Città di Gravina”, tratto dal Tabulario di Virgilio de Marino del 1608; le pregevoli e rare Pergamene, datate 1600/1700, il cui nucleo principale è costituito da “dottorati” in diritto civile e canonico conseguiti all’Università di Napoli; documento di mirabile fattura, acquerellata con fregi in oro zecchino, la pergamena del “Dottorato di Nicola Francesco Molinari 1667” raffigurante l’aquila con due teste – simbolo dell’Impero e riferita all’Università di Napoli. Degno di essere segnalato è il volume di Storia Naturale di Plinio II Gaio, stampato il 1525.» http://www.fondazionesantomasi.it/php/biblioteca.php

  • BIBLIOTECA FINIA
    Ritenuta da molti la più antica biblioteca pubblica di Puglia, è chiamata Finia dal nome del suo maggior donatore, cardinale Antonio Fini che fece edificare nel 1743 una sede idonea nei pressi del Seminario. Ciò avrebbe reso più facile e immediata la consultazione da parte dei seminaristi e di tutti quei cittadini amanti del sapere e desiderosi di ampliare i loro orizzonti culturali.
    Antonio Fini, figlio primogenito del fisico Angelo di Gravina e di Cinzia Troisi, nacque nella città di origine della madre, Minervino, il 6 maggio del 1669. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Gravina dove compì i suoi primi studi sotto la guida dello zio paterno Donato. Grazie all’interessamento del cardinale Fra Vincenzo Maria orsini, entrò nel convento di San Tommaso dei Padri domenicani di Gravina dove studiò retorica. Avviato agli studi di filosofia , di diritto e di teologia dogmatica, prese la laurea dottorale nel collegio della Sapienza a Roma nel dicembre del 1700.
    Stimato e apprezzato dall’Orsini, fu invitato a Benevento per ricoprire cariche importanti. Infatti, fu maestro di camera, esaminatore sinodale e segretario del cardinale. Eletto vescovo di Avellino, nel 1728, con l’elezione a Papa di fra Vincenzo Maria Orsini fu elevato alla dignità cardinalizia.
    Nel 1740 per riconoscenza nei confronti del concittadino Papa Benedetto XIII, inviò 600 ducati al capitolo per la costruzione di una biblioteca dove sistemare i 5000 volumi lasciati da Monsignor Cennini e il suo immenso patrimonio librario, ancora più cospicuo. Fissò una rendita di cento ducati per pagare uno stipendio al bibliotecario. In cambio di tutto chiedeva una messa quotidiana per la sua anima.
    A queste donazioni di libri si aggiunsero altre fatte dal prof. Lettieri, dal notaio Scacchi e dal prof. Arcangelo Scacchi.
    Nel 1743, anno della morte, il Cardinale affidò all’architetto Giannuzzi la costruzione di una biblioteca che da lui prese, appunto, il nome di Biblioteca Finia.
    Nella biblioteca oggi sono conservati oltre 13000 volumi tra cui preziosissimi incunaboli,manoscritti, edizioni cinquecentine, di cui sono notevoli quelle aldine e quelle giuntine*.
    *Le aldine hanno il carattere corsivo da stampa presentato da Aldo Manuzio, umanista, e dai suoi discendenti tra il 1494 e il 1598; sono contrassegnate dalla marca tipografica dell’ancora con delfino. Le giuntine sono edizioni risalenti ai Giunta o Giunti fiorentini sin dal 1497.Da aggiungere secentine e settecentine, di cui pregiate sono le edizioni francesi a figure della fine del ‘700 e del primo ‘800 con rilegature in pelle e oro*.
    * Suggestivi sono i manoscritti all’interno delle copertine in carta pecora. Ricordiamo il manoscritto datato 1599 e firmato da tal “Vincentius Risius” sulla copertina interna di una Vita di Gesù del 1576 e poche notizie biografiche, scritte di pugno del fratello, relative alle tappe più importanti del teologo Domizio Camerota di Gravina.
    Tra altri manoscritti da citare l’elenco dei libri inviati da Roma dal cardinale. Certamente il più pregevole è un manoscritto miniato, forse quattrocentesco, di preghiere per la Vergine.
    In una lunetta esterna dell’edificio fu collocato un orologio dipinto con le immagini di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II che, in modo grottesco, muovono bocca e occhi.
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